Stefano Rota 1824 – 1916

25 luglio 2017 , In: Storia e patrimonio culturale , With: No Comments
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Il piranese, l’erudito, le patrie memorie

Figlio di Alessandro e Teresa Michieli, Stefano Rota nacque il 25 dicembre 1824 nell’abitazione di famiglia – corrispondente all’attuale albergo “Tartini”, la parte rivolta verso il giardino vicino a palazzo Gabrielli – sita in contrada Mol Piccolo[1], nella quale visse sino alla morte, avvenuta l’11 maggio 1916. Il 28 aprile 1845 sposò a Capodistria Elisabetta Ranftl (1823-1904), da questo matrimonio nacquero: Teresa (1846-1871), Luigia (1848-1873) in famiglia chiamata Luisa, come si legge anche sulla tomba di famiglia, Clementina (1849-1912), Regina (1854-1874), Erminia (1855-1865) e Maria (1866-1928), questa il 9 luglio 1894 si unì a Giuseppe Benedetti, capitano rovignese di lungo corso[2].

Con Stefano si estinse la linea maschile dei Rota piranesi, che iniziò con Giovanni Paolo (1601-1660). Nel 1642 questi e il fratello Orazio III si divisero i beni della famiglia e gettarono le basi dei due rami, quest’ultimo continuò quello momianese, fiorito nel 1548 con Simone I. Il bergamasco aveva prestato servizio per il re di Francia, Francesco I, che nel 1538 lo aveva investito cavaliere. Temendo per la sua incolumità – era l’epoca dello scontro militare dei Valois con l’imperatore Carlo V – cercò riparo nei territori della Repubblica di Venezia. Tra il 1540 e il 1548, in base ai risultati delle indagini proposte dagli studiosi, giunse in Istria assieme ai figli Orazio e Zuanne (Giovanni) e si stabilì a Pirano, mentre nel 1548 acquistò il castello di Momiano inclusi i titoli, che dal XIV secolo apparteneva ai Raunicher. Poiché era vedovo, a Pirano sposò Adriana Venier(a), nobile veneziana nata nella cittadina istriana. Parallelamente Rota ampliò le proprietà, nel 1552, per esempio, comprò dai conti capodistriani Brati il feudo di Sipar, un possesso dei vescovi di Trieste[3].

Sulla vita di Stefano Rota vi sono ancora aspetti che ignoriamo. Sappiamo che frequentò il Ginnasio imperial regio di Capodistria, attualmente però non abbiamo elementi per stabilire una sua eventuale formazione universitaria[4].

Personalità di pregevole intelletto, con interessi che lo coinvolgevano in campi diversi e non sempre correlati tra loro, il conte fu in primo luogo un umanista dotato di una notevole curiosità e di un profondo attaccamento alla città natale, perciò, grazie alla sua attività, contribuì alla salvaguardia della memoria storica di Pirano racchiusa nel suo antico archivio municipale. Ricoprì la carica di bibliotecario e di archivista entro la Biblioteca civica, istituita dal podestà Pier Felice Gabrielli, consapevole dell’importanza di elevare culturalmente la popolazione della sua città. Più tardi lo stesso Rota scrisse: “il Municipio di Pirano sin dal 1855, credeva opportuna cosa di soccorrere agli studi letterari nel riguardo ai suoi concittadini, considerandoli il più potente mezzo di progresso intellettuale e l’attestato maggiore di civiltà e cittadino decoro; perché appunto allora ricostituiva la biblioteca letteraria mercè l’iniziativa del suo Podestà, edottosi in comune accordo coi migliori”[5]. Perché fu individuato e invitato questo piranese trentenne affidandogli un incarico tanto rilevante per il Municipio? La risposta ci è fornita da un certificato dell’ufficio comunale di Pirano di un quindicennio più tardi, in cui si legge che Rota “[…] sin dalla sua giovinezza si occupò di studj letterarj senza interruzione e che in riflesso di questo la Rappresentanza Comunale istituì custode e direttore di questo civico archivio e biblioteca, incarico ch’egli disimpegnò e disimpegna tuttora zelantemente e gratuitamente nell’interesse e decoro cittadino”[6].

La documentazione piranese consegnata dai predecessori in gran copia e conservatasi grazie a una successione di circostanze fortuite nel corso dei secoli, ora veniva curata con maggiore attenzione, inventariata e sistemata in ambienti idonei. Uno tra i più ricchi archivi municipali istriani e con le testimonianze più antiche della penisola in loco, si presentava nella sua organicità ed era a disposizione degli studiosi che potevano esaminare quelle fonti con profitto per la stesura dei loro saggi. Luigi Morteani, il primo autore di una monografia storica dedicata alla città di San Giorgio, nella prefazione al suo lavoro – pubblicato in origine a puntate dall’“Archeografo Triestino” – sottolinea: “Quello che più importa di rilevare e che ricorda e che ridonda veramente ad onore di Pirano, è la conservazione gelosa delle memorie del suo passato raccolte nei suoi archivi, dove una serie di documenti, dal secolo dodicesimo ai giorni nostri, ci fanno comprendere lo svolgimento della storia, delle istituzioni, della lingua e delle usanze del popolo; sacre memorie che confermano e testimoniano la nostra avita nazionalità. […] largo campo d’investigazioni è aperto ancora a colui che intendesse presentare una storia completa di questa città, la quale dev’essere riconoscente all’illustre suo concittadino, il conte Stefano Rota, cui solo spetta il merito di avere regolato accuratamente l’archivio comunale”[7].

La cura e la conservazione della documentazione risiedeva nell’indole del conte, che contemporaneamente prestò particolare attenzione all’archivio familiare con le carte che testimoniavano la presenza e l’attività del casato nell’Istria nord-occidentale dalla metà del XVI secolo. L’archivio, la biblioteca e una ricca quantità di opere d’arte si conservavano nell’abitazione piranese, finché dopo la sua dipartita siffatto patrimonio fu trasferito dalla figlia Maria nella proprietà di Romania (Salvore), per buona sorte dopo l’incendio del 1919 che distrusse completamente la casa, in seguito ricostruita dal capitano Benedetti[8]. L’eredità di Stefano giunse lacunosa – di taluni documenti esistenti e citati dagli studiosi si è persa ogni traccia –, mentre altre carte, compresa la sua traduzione de l’Africa di Francesco Petrarca, furono donate dalla figlia alla Biblioteca Civica di Trieste, pertanto si trovano nelle sue raccolte. Malgrado queste manchevolezze, il fondo Rota-Benedetti è uno tra i più importanti archivi privati esistenti in Istria[9]. Vi fu anche una dispersione degli oggetti artistici, come testimonia Andrea Benedetti, nipote di Giuseppe (suo zio).

Con Rota, la Biblioteca civica risorse e divenne un’istituzione degna di considerazione. Conobbe una stagione nuova dopo i suoi inizi deludenti, invero era stata istituita nel 1818 ma fino al 1855 essa era rimasta chiusa o meglio inattiva, sebbene nel corso del tempo fossero state costituite due commissioni preposte al riordino del materiale librario, che comprendeva pure i libri dell’Accademia agraria della seconda metà del XVIII secolo. Il cambiamento radicale e il salto di qualità furono notati e sottolineati. La biblioteca comunale e il suo unito archivio, “il cui riordinamento devesi attribuire esclusivamente alle sapienti, zelanti e proficue prestazioni di Vostra Signoria”, si legge in una lettera della Rappresentanza comunale al conte, era stato possibile giacché “nessun altro cittadino più intelligente e più ossequioso al decoro patrio sarebbe in grado di attendere a questa civile istituzione”[10]. Pietro Kandler in qualità di Conservatore imperiale per il Litorale, invece, scrisse al podestà Francesco Venier: “mentre tutte le città istriane si affaticavano a distruggere o sperperare, Pirano custodiva bell’archivio municipale e bella biblioteca”[11].

Siccome tra il 1855 e il 1857 la frequentazione fu alquanto bassa fu deciso di trasferire sia la biblioteca sia l’archivio dal liagò, cioè la galleria che collegava il vecchio palazzo comunale (la podesteria d’epoca veneziana) e il cosiddetto ‘Casino’, alla scuola reale (l’edificio che attualmente ospita il ginnasio sloveno) in Carrara dell’ospedale. Nella nuova sede si assistette alla svolta. Come scrisse Rota all’amico Kandler “[…] la pubblica Libreria comunale e l’archivio di Pirano furono traslocati nell’edifizio delle scuole reali, e da me riordinati la seconda volta, scrupolosamente custoditi, ora ed in avvenire”[12]. Si avverò anche l’auspicio del podestà Gabrielli, ossia che la biblioteca avrebbe potuto ampliarsi solo grazie alle donazioni. E queste non avrebbero tardato ad arricchire le collezioni; tra il 1859 e il 1879 si contarono diverse decine di donatori, tra questi: Pietro Kandler, Vincenzo de Castro, Pietro e Domenico Vatta, Francesco Gabrielli, Orazio de Colombani, Bernardo Schiavuzzi[13]. Era iniziato un trend che non avrebbe conosciuto interruzione. Nel 1876 i fratelli Vatta, Pietro, notaio e podestà, e Domenico furono ringraziati pubblicamente “perchè vollero decorare la Biblioteca di Pirano coi manoscritti di Giuseppe Tartini, dei quali essi come eredi di lui, erano fino ad oggi possessori”; con la condizione che le preziose carte appartenute al violinista fossero conservate nell’archivio comunale[14].

Nel 1877 fu demolito l’antico edificio comunale e sullo stesso sito fu innalzato quello nuovo, opera dell’architetto Giovanni Righetti in stile neoclassico. L’imponente struttura, inaugurata nel luglio 1879, avrebbe ospitato anche la biblioteca e l’archivio, che dopo oltre un ventennio furono traslocati nuovamente. Trovarono sistemazione al pianoterra, mentre nel 1887 vi sarebbe stato il trasferimento al secondo piano. Quell’anno Rota rinunciò alla carica di bibliotecario, che fu affidata al segretario comunale Domenico Vatta nominato “conservatore e custode”, ma mantenne quella di archivista ribadendo avrebbe continuato ad “occuparsi anche in avvenire gratuitamente della custodia dell’archivio antico”[15].

La nuova sensibilità verso le patrie memorie aveva generato a Pirano una particolare attenzione per le testimonianze del passato. Nel corso del terzo congresso annuale della Società istriana di archeologia e storia patria, tenutosi a Parenzo il 2 agosto 1887, fu evidenziato con soddisfazione che la “coscienza municipale” si era ridestata e rivendicava le sue carte. “Così è avvenuto anche di recente, che mercè buone pratiche incamminate presso l’eccelso i.r. Tribunale d’Appello di Trieste dal lodevole Municipio di Pirano, appoggiato efficacemente dalla nostra Giunta provinciale, l’archivio comunale di quella città si arricchisce di una massa ingente di atti, già appartenuti alla veneta Vicedomineria e tenuti in deposito fin qui dall’i.r. Giudizio distrettuale. È invero cosa rara, e che ridonda a merito grandissimo dei Magistrati che ressero fin qui il Commissariato, poi Pretura, e da ultimo Giudizio distrettuale di Pirano, la perfetta conservazione d’un archivio ricchissimo ed antichissimo”. Aggiungendo ancora: “E già a quest’ora, gli atti stessi, se non esaminati – il che sarebbe stato impossibile – sono almeno in buona custodia tenuti, e diligentemente elencati, inventariati e divisi per ragione di epoca dal molto zelante e specchiato archivista, on. sig. Stefano Rota, nostro socio e buon amico”[16].

L’impegno profuso dal conte nell’arco di un quarantennio fu apprezzato sia dagli studiosi sia dagli amministratori del comune, che dopo Gabrielli rinnovarono la fiducia, poiché era una mansione che Rota svolgeva disinteressatamente, con competenza ed esclusivamente a beneficio della città di Pirano. Perciò, nel 1896, quando cioè rinunciò alla carica di archivista, il podestà Domenico Fragiacomo gli scrisse: “[…] la Rappresentanza comunale, rilevando gli straordinari meriti della S.V. che da un’ammasso [sic] di carte abbandonate seppe con cura ed intelligenza superiori ad ogni encomio creare un’archivio [sic], che per ordine e copia di documenti è per lo meno il primo della Provincia, ha deliberato a voti unanimi di esternare a V.S. la più sentita gratitudine a nome proprio e dell’intera cittadinanza!”[17].

Accanto alla cura della documentazione d’archivio, Rota s’interessò di questioni storiografiche, sebbene con un’attenzione minore rispetto ad altri suoi interlocutori. Tuttavia, lo ricordiamo per aver dato alle stampe lo studio Notizie sul Duomo di Pirano (Parenzo 1882), uscito senza l’indicazione dell’autore in occasione dell’inaugurazione della chiesa di San Giorgio (22 ottobre 1882) da parte del vescovo Giovanni Glavina, dopo il lungo restauro diretto da Giovanni Righetti[18]; curò pure il saggio Notizie sui tre casati di Momiano, ospitato in due puntate dall’“Archeografo Triestino” (1886-1887), mentre altri lavori rimasero manoscritti, come Istria. Notarelle (1910) o San Niceforo, vescovo di Pedena. Leggenda istriana (1912), dato alle stampe nel 1968 grazie a Andrea Benedetti. Rimasero inedite anche tutte le sue traduzioni, infatti era un fine latinista. Tra queste ricordiamo l’Achilleide, la Tebaide e Delle selve di Publio Papinio Stazio, gli Idyllen e Tod Abels del poeta zurighese settecentesco Salomone Gessner e una serie di testi di carattere religioso. Stessa sorte toccò alla traduzione de l’Africa di Petrarca, che lo impegnò per lunghissimo tempo, sicuramente più di un quarto di secolo. Nell’aprile 1884 Carlo Combi suggeriva al conte di offrire l’opera – che si presume fosse in buona parte terminata – al comitato promotore della Società istriana di archeologia e storia patria[19]. In realtà fu un lavoro che continuò e la versione definitiva risale al 1909, “sarà questa l’ultima trascrizione e perciò la sola da stamparsi da chi ne erediterà questo manoscritto” è riportato sulla copertina[20]. Menzioniamo ancora che s’interessò pure di musica e fu un apprezzato.

Sommariamente ricordiamo ancora che Stefano Rota fu attivo e partecipe anche in altri ambiti. Tra gli incarichi svolti ne menzioniamo alcuni: camerlengo della Collegiata di San Giorgio, membro della Direzione della Casa di ricovero e della Commissione di Beneficenza (1862), membro della Commissione per il riordinamento e completamento del cimitero (1862), membro del Comitato per la sorveglianza del camposanto. In previsione della costruzione del Teatro “Giuseppe Tartini” sottoscrisse il prestito al Comune per complessive duemila corone (venti quote)[21].

All’inizio del Novecento, il giovane storico Camillo de Franceschi, che aveva all’attivo già alcuni studi importanti sulla storia medioevale istriana (sui castelli della Val d’Arsa, sul Comune di Pola e la signoria dei Castropola, ad esempio) e che più tardi avrebbe raccolto, curato e pubblicato una vasta mole di documenti medioevali piranesi (il Chartularium piranense), si rivolse al vecchio erudito evidenziando che il suo era stato “[…] lavoro lungo e faticoso, compiuto con tanto amore, intelligenza e spirito di sacrificio (in un tempo quando quasi tutti gli altri archivi della nostra provincia venivano negletti e lasciati in orribile disordine) Lei si è reso veramente benemerito della patria ed i cultori degli studî storici devono portarle la massima gratitudine”[22].

[1] Per i dettagli rinvio allo studio di M. Paoletić, La presenza dei conti Rota a Pirano e le loro abitazioni in città, in “il Trillo”, n. 25, Pirano 2016, pp. 16-19.

[2] M. Bonifacio, Cognomi del Comune di Pirano e dell’Istria (III), Pirano 2000, pp. 232, 236-237, 266; Archivio privato Rota-Benedetti (= APRB), b. 9, Lettere, fasc. 5, Lettere indirizzate a Stefano Rota, figlio di Alessandro e Teresa Michieli, necrologi.

[3] Informazioni ricavate ivi, pp. 226-228, 230-233; S. R[ota], Notizie storiche sui tre casati di Momiano (continuazione e fine), in “Archeografo Triestino”, n.s., vol. XIII, Trieste 1887, pp. 263, 266-269.

[4] Nell’archivio privato si conservano le pagelle capodistriane (1838-1841) ma non contiene tracce di un’istruzione superiore presso qualche ateneo, APRB, b. 6, Membri della famiglia Rota e amministrazione delle proprietà (documenti ottocenteschi), fasc. 5, Stefano Rota, figlio di Alessandro e Teresa Michieli. Le nostre ricerche all’Archivio dell’Università degli Studi di Padova non hanno portato alla luce nessun indizio. Il nostro interesse si è concentrato sull’ateneo patavino in quanto fino alla terza guerra risorgimentale (1866) era il luogo privilegiato dei giovani istriani per i loro studi. Va ricordato, comunque, che esistono anche delle eccezioni, Carlo De Franceschi, ad esempio, nel 1832 si laureò in legge all’Università di Graz. Le indagini sono ancora aperte, tuttavia nutriamo i nostri dubbi potranno risolvere la questione, la mancanza di qualsiasi indizio, se non già del diploma, tra le carte del conte ci suggeriscono che questi non avesse intrapreso gli studi universitari, nonostante la sua vasta cultura e solida formazione. Non è affatto una contraddizione, giacché nella prima metà del XIX secolo non era inusuale studiare sotto la guida di un maestro privato. Tra le carte conservate si evince che nel 1842 il giovane Rota seguì a Capodistria le lezioni private del prof. di ‘umanità’ Giuseppe Pohluska, ivi. Tomaso Luciani, altro erudito istriano, non era laureato ma si formò per otto anni con Antonio Maria Lorenzini e continuò come autodidatta, “si approfondì da solo nelle lingue classiche e nelle discipline storiche e archeologiche, tra grandi difficoltà create dalla mancanza di libri e di mezzi didattici, propria dei piccoli centri”, M. Curellich, La vita e l’opera di Tomaso Luciani, in “Pagine Istriane” (= PI), s. II, fasc. I-II, Capodistria 1923, p. 8.

[5] Il bibliotecario del Comune di Pirano ci scrive, in “La Provincia dell’Istria” (= La Provincia), Capodistria 16 gennaio 1873, p. 1148.

[6] APRB, b. 9, fasc. 5, lettera 27 settembre 1870.

[7] L. Morteani, Notizie storiche della città di Pirano, Trieste 1886, introduzione.

[8] A. Benedetti, Ricordo del conte Stefano Rota, in “PI”, s. IV, n. 40, Trieste 1977, p. 21.

[9] L’archivio è stato recentemente curato meticolosamente da Marina Paoletić, per maggiori dettagli e per i suoi contenuti si veda il suo L’archivio privato Rota-Benedetti. Descrizione e inventariazione, in “Atti del Centro di ricerche storiche di Rovigno”, vol. XLV, Rovigno 2015, pp. 393-459. Una prima descrizione, con l’indicazione della documentazione più rilevante, è stata proposta da M. Budicin, L’archivio Benedetti, ivi, vol. XX, Trieste-Rovigno 1989-1990, pp. 229-241.

[10] Archivio regionale di Capodistria (= ARC), sezione di Pirano (= SP), Comune di Pirano, b. 160, Atti comunali 1885, carta n. 322.

[11] La lettera è riprodotta in P. Kandler, Pirano, prefazione di D. de Castro, II ediz., Trieste 1995 (I ediz. Parenzo 1879), p. 62. L’erudito triestino fu il primo a interessarsi alla documentazione piranese, perciò nel 1851 i rappresentanti comunali gli conferirono la cittadinanza onoraria; per maggiori dettagli si veda K. Knez, Pietro Kandler, Stefano Rota e le “patrie memorie” piranesi, in L’Istria e Pietro Kandler: storico, archeologo, erudito, a cura di R. Cigui e K. Knez, “Acta historica adriatica”, vol. II, Pirano 2008, pp. 125-146.

[12] Biblioteca Civica “Attilio Hortis”, Trieste, Archivio Diplomatico, 21.D.6./2.74, Pietro Kandler, Lettere ricevute, fasc. Stefano Rota, lettera 14 gennaio 1859.

[13] K. Knez, La Biblioteca Civica di Pirano (1855-1956). Tra passione per la cultura e patriottismo, in “Quaderni Giuliani di Storia”, a. XXX, n. 1, Trieste 2009, pp. 141-142, 154-155.

[14] Ringraziamento, in “La Provincia”, 1 aprile 1876, p. 1819. Rota si firmò “Il Bibliotecario pel Comune”.

[15] ARC, SP, Comune di Pirano, Protocollo delle sedute dal 13 novembre 1886 al 23 dicembre 1893, Protocollo verbale della pubblica seduta del 1 aprile 1887.

[16] Il III Congresso della Società istriana di archeologia e storia patria, in “Atti e Memorie della Società istriana di archeologia e storia patria” (= AMSI), vol. III, Parenzo 1887, p. 421.

[17] APRB, b. 9, fasc. 5, lettera 15 gennaio 1896.

[18] Museo del mare “Sergej Mašera”, Pirano, ms. B. Tamaro, Notizie patrie, libro primo, f. 60.

[19] Epistolario di Carlo Combi, raccolto e annotato da G. Quarantotti con l’aggiunta di un’appendice, in “AMSI”, vol. LIX-LX, Venezia 1960, p. 390.

[20] Biblioteca Civica “Attilio Hortis”, Raccolta petrarchesca, ms. I 6.

[21] APRB, b. 9, fasc. 5, Lettere riguardanti incarichi pubblici.

[22] Ivi, lettera 17 dicembre 1903.

(scritto da Kristjan Knez)

 

Pirančan, erudit, ‘le patrie memorie’

Stefano Rota se je rodil 25. decembra 1824 materi Teresi Michieli in očetu Alessandru v družinski hiši v Piranu. Danes v zgradbi domuje Hotel Tartini. Iz stanovanja se je odpiral pogled na vrt ob palači Gabrielli, na območju Mol Piccolo[1]. Tu je Rota prebival vse do svoje smrti 11. maja 1916. 28. aprila 1845 se je v Kopru poročil z Elisabetto Ranftl (1823 – 1904) in v zakonu so se jima rodile hčere Teresa (1846 – 1871), Luigia (1848 – 1873), za domače Luisa, kot je zapisano na družinski grobnici, Clementina (1849 – 1912), Regina (1854 – 1874), Erminia (1855 – 1865) in Maria (1866 – 1928). Ta se je 9. julija 1894 omožila z Giuseppom Benedetttijem, kapitanom dolge plovbe iz Rovinja[2].

Z Roto se je prekinila moška veja družine Rota v Piranu, ki jo je začel Giovanni Paolo (1601 – 1660). Ta si je leta 1642 z bratom Oraziom III razdelil družinsko premoženje in s tem se je družina razcepila. Orazio III je ostal na čelu rodbine v Momjanu, ki je doživela razcvet leta 1548 s Simonom I. Ta je izviral iz Bergama in služil francoskemu kralju Frančišku I., ki ga je leta 1538 povzdignil v viteza. V času srditih bojev med dinastijo Valois in vladarjem Karlom V., se je iz strahu za svojo varnost zatekel na območje Beneške Republike. Kot izhaja iz podatkov, pridobljenih z raziskavami, je v obdobju med 1540 in 1548 s sinovoma Oraziom in Zuannejem (Giovannijem) prispel v Istro in se naselil v Piranu. Leta 1548 je v Momjanu kupil grad s pripadajočim posestvom, ki je bilo do 14. stoletja v lasti rodbine Raunicher. Kot vdovec se je v Piranu oženil z Adriano Venier(o), beneško plemkinjo, rojeno v tem istrskem mestecu. Rota je postopoma plemenitil svoje premoženje. Leta 1552 je na primer od koprskih grofov Brati kupil fevd Sipar, ki so ga imeli v lasti tržaški škofje[3].

Posamezna življenjska obdobja Stefana Rote so še vedno neraziskana. Znano je, da je obiskoval c.k. gimnazijo (Ginnasio imperial regio) v Kopru, trenutno pa ni na voljo dovolj podatkov, ki bi potrjevali njegovo izobraževanje na univerzi[4].

Grof je bil oseba izjemnega intelekta. Zanimala so ga številna področja, ki niso bila vedno povezana med seboj. V prvi vrsti je bil humanist, saj ga je gnala velika radovednost in globoka navezanost na domači kraj. S svojo dejavnostjo je pomembno prispeval k ohranjanju zgodovinskih podatkov o Piranu, ki so shranjeni v starem občinskem arhivu. Opravljal je namreč delo knjižničarja in arhivarja v piranski knjižnici (Biblioteca civica). Knjižnico je ustanovil podestat Pier Felice Gabrielli, ki se je zavedal, da je literarno izobraževanje prebivalstva v domačem mestu pomembno. Nekaj let kasneje je Rota o tem zapisal: “Občini Piran se je vse od leta 1855 zdelo primerno podpirati svoje meščane pri njihovem literarnem izobraževanju, saj so prav oni najmočnejše sredstvo pri doseganju intelektualnega napredka, višje civiliziranosti in dostojanstva mesta. Prav leta 1855 je namreč na pobudo podestata, ki je odločitev sprejel v soglasju z najodličnejšimi, ponovno zaživela literarna knjižnica”[5]. Le zakaj so za opravljanje funkcije, ki je bila za občino tako pomembna, povabili k sodelovanju prav tega tridesetletnega Pirančana? Odgovor najdemo v potrdilu občinskega urada iz Pirana, datiranega petnajst let kasneje. V njem piše, da se je Rota “[…] vse od mladosti neprestano posvečal študiju literature in so ga zato občinski predstavniki imenovali za varuha in direktorja tega občinskega arhiva in knjižnice. Gre za nalogo, ki jo je in jo še vedno opravlja z vso predanostjo in brezplačno, v dobro in za ugled meščanov”[6].

Piranska dokumentacija, ki se je zahvaljujoč srečnemu spletu okoliščin ohranila skozi stoletja v izvirni obliki, je bila odslej deležna večje pozornosti, ustrezno popisana in shranjena v ustreznih prostorih. Piranski arhiv je tako postal eden najbogatejših arhivov v Istri, z najstarejšimi pričevanji o polotoku in loco. V celovitem obsegu je bil na voljo izobražencem, ki so lahko iz njega črpali podatke za svoja strokovna dela. Avtor prve zgodovinske monografije o mestu svetega Jurija Luigi Morteani, je v uvodniku k svojemu delu, sprva objavljenem v nadaljevanjih v reviji “Archeografo Triestino”, poudaril: “Najbolj pomembno je izpostaviti ljubosumno varovanje zapisov o njegovi preteklosti, ki se hranijo v mestnih arhivih. To štejem Piranu v posebno čast. Gre za obsežna gradiva od dvanajstega stoletja do danes, ki nam pomagajo razumeti tok zgodovine, ustanov, jezika in običajev naroda. To so neprecenljivi spomini, ki potrjujejo in pričajo o našem poreklu. […] vsakogar, ki bi želel predstaviti celovito zgodovino tega mesta, čaka obsežno raziskovanje; mesto mora biti hvaležno svojemu priznanemu someščanu, grofu Stefanu Roti, ki ima edini zasluge za skrbno ureditev občinskega arhiva”[7].

Urejanje in hramba dokumentacije so bili grofu pisani na kožo. Z enako predanostjo, ki jo je posvečal mestnemu arhivu, je vodil tudi družinski arhiv. Hranil je gradiva, ki so pričala o prisotnosti in dejavnosti njegove rodbine v severozahodni Istri vse od sredine 16. stoletja. Arhiv, knjižnica in bogata zbirka grofovih umetniških del so se do njegove smrti nahajali v njegovem stanovanju v Piranu, za tem pa jih je hči Maria prenesla na posestvo v Romaniji (Savudrija). Na srečo je do selitve gradiv prišlo po požaru, ki je leta 1919 povsem uničil hišo in jo je dal kapitan Benedetti ponovno sezidati[8]. Stefanova dediščina je do nas prispela nepopolna. Za nekaterimi dokumenti, ki so se omenjali v strokovnih virih, je izginila vsakršna sled. Nekatera druga gradiva, vključno z grofovim prevodom Petrarcove pesnitve Africa, je hči podarila tržaški Mestni knjižnici in se nahajajo v tamkajšnji zbirki. Kljub omenjenim primanjkljajem je arhivski fond Rota-Benedetti eden najpomembnejših zasebnih arhivov v Istri[9]. Po pričevanju Giuseppejevega nečaka Andree Benedettija, so se žal porazgubila tudi grofova umetniška dela.

Piranska Biblioteca civica je z Roto ponovno zaživela in postala ustanova, vredna zaupanja. Mestno knjižnico so odprli že leta 1818. Prva leta njenega delovanja so bila bolj kot ne klavrna, zato je ostala do leta 1855 zaprta in nedejavna. V tem obdobju sta bili tudi imenovani dve komisiji za ureditev knjižnega fonda, ki je obsegal celo knjige poljedelske akademije (Accademia agraria) iz druge polovice 18. stoletja. Korenita sprememba in kakovostni preskok, ki je sledil grofovemu prihodu, je bil opažen in izražen. V pismu, ki so predstavniki občinske uprave naslovili grofu, lahko preberemo, da bi za mestno knjižnico in z njo povezan arhiv, “katerih ureditev gre pripisati izključno premišljenim, predanim in učinkovitim prizadevanjem Vaše visokosti, težko našli bolj inteligentnega in vestnega meščana, ki bi bil v stanju prevzeti njuno vodenje”[10]. Pietro Kandler, takratni Cesarski konzervator za Avstrijsko primorje, je v pismu podestatu Francescu Venieru zapisal: “Medtem ko so ostala istrska mesta uničevala ali malomarno ravnala z gradivi, je Piran skrbno varoval svoj lepo urejen občinski arhiv in knjižnico”[11].

Glede na dokaj slab obisk knjižnice med leti 1855 in 1857 je bila sprejeta odločitev o selitvi knjižnice in arhiva iz liagò (t.j. iz galerije, ki je povezovala staro občinsko palačo – Podesterijo iz beneškega obdobja, in tako imenovani ‘Casino’) v realko (v zgradbo, kjer je danes slovenska gimnazija) na ulici Carrara dell’ospedale. Nova lokacija je prinesla tudi veliko spremembo pri upravljanju knjižnice in arhiva. Kot je zapisal Rota prijatelju Kandlerju “[…] javna Mestna knjižnica in piranski arhiv sta bila preseljena v zgradbo realke, kjer sem ju drugič uredil in skrbno shranil za današnji čas in za prihodnost”[12]. Uresničilo se je tudi priporočilo podestata Gabriellija, da se je knjižnica lahko širila le na podlagi donacij. Teh v naslednjih letih ni primanjkovalo in so pomembno obogatile knjižno zbirko. V obdobju med 1859 in 1879 se je zvrstilo več deset donatorjev, med njimi so bili tudi Pietro Kandler, Vincenzo de Castro, Pietro in Domenico Vatta, Francesco Gabrielli, Orazio de Colombani in Bernardo Schiavuzzi[13]. Donacijam kar ni bilo videti konca. Leta 1876 je bila bratoma Vatta (Domenicu in Pietru, ki je bil notar in podestat) izrečena javna zahvala “ker sta se odločila ovekovečiti piransko knjižnico z rokopisi Giuseppa Tartinija, do tedaj v njuni lasti, saj sta njegova dediča”. Brata Vatta sta dragocene Tartinijeve rokopise izročila pod pogojem, da se ti hranijo v občinskem arhivu[14].

Leta 1877 so v Piranu porušili tedanjo občinsko zgradbo in po načrtih arhitekta Giovannija Righettija na njenih temeljih sezidali novo, v neoklasicističnem slogu. Mogočna palača, ki so jo otvorili julija 1879, je postala tudi sedež knjižnice in arhiva, ki sta se po več kot dvajsetih letih ponovno selila. Sprva so ju namestili v pritličje, leta 1887 pa v drugo nadstropje občinske zgradbe. Rota se je istega leta odpovedal funkciji knjižničarja, ki so jo po novem zaupali občinskemu tajniku Domenicu Vatti in ga imenovali za “konzervatorja in varuha”. Rota je še dalje opravljal funkcijo arhivarja in ob tem dejal, da “se bo tudi v bodoče brezplačno posvečal varovanju starega arhiva”[15].

Prebujena dovzetnost za zgodovino domačega kraja je v Piranu vzbudila posebno zanimanje za gradiva iz preteklosti. Na tretjem letnem kongresu društva Società istriana di archeologia e storia patria v Poreču 2. avgusta 1887, je bilo izraženo zadovoljstvo, da se je “občinska vest” prebudila in si želi vrnitev svoje dokumentacije. “Tako se je zgodilo tudi pred kratkim: dobrim praksam, ki jih je pred c.k. Apelacijskim sodiščem v Trstu ubrala pohvale vredna Občina Piran ob podpori našega Pokrajinskega odbora, gredo zasluge, da je piranski občinski arhiv postal bogatejši za številne akte, ki so dotlej pripadali beneški Vicedomineriji in jih je doslej hranil c.k. Okrožno sodišče. Prava redkost je – in ob tem imajo veliko zaslugo sodniki, ki so bili na čelu Komisariata, zatem preimenovanega v Preturo in nazadnje v Okrožno sodišče Piran, da se je izjemno bogat in star arhiv ohranil v tako dobrem stanju”. V nadaljevanju so še zapisali: “Prispela gradiva, ki jih je bilo v tako kratkem času nemogoče pregledati, so že ustrezno shranjena, evidentirana, katalogirana in razvrščena po obdobjih po zaslugi neutrudnega in vzornega arhivarja, g. Stefana Rote, našega člana in dobrega prijatelja”[16].

Grofovo predanost arhivu, dolgo štiri desetletja, so cenili tako strokovnjaki kot predstavniki občine. Ti so mu izrekli zaupnico tudi po Gabriellijevi smrti, saj je Rota delo opravljal brezplačno, a strokovno in v dobrobit mesta Piran. Leta 1896, ko je Rota odstopil z mesta arhivarja, mu je podestat Domenico Fragiacomo v svojem pismu zapisal: “[…] glede na izjemne zasluge Vaše visokosti, ki je znala z edinstveno skrbnostjo in umom iz kupa […] zapuščenih papirjev ustvariti arhiv […], ki je po urejenosti in po obsegu najboljši v Provinci, je predstavništvo naše občine soglasno odločilo Vaši visokosti izreči iskreno zahvalo v našem imenu ter v imenu vsega prebivalstva!”[17].

Poleg vodenja arhivskega gradiva je grofa Roto zanimalo tudi zgodovinopisje, vendar ne v tolikšni meri, kot njegove ostale sogovornike s tega področja. Ko je škof Ivan Nepomuk Glavina 22. oktobra 1882 ponovno odprl cerkev sv. Jurija po zaključku prenove, ki jo je vodil arhitekt Giovanni Righetti[18], je izšla grofova študija Notizie sul Duomo di Pirano (Poreč 1882), ki pa je grof ni podpisal. Grof je tudi uredil strokovni članek Notizie sui tre casati di Momiano, ki je bil za tem objavljen v dveh delih v reviji “Archeografo Triestino” (1886-1887). Ostala dela, kot so Istria. Notarelle (1910) ali San Niceforo, vescovo di Pedena. Leggenda istriana (1912) so se ohranila le v obliki rokopisov in jih je Andrea Benedetti dal natisniti leta 1968. Objavljeni niso bili niti grofovi prevodi (spomnimo, da je izvrstno obvladal latinščino). Med prevodi velja izpostaviti Achilleide, Tebaide in Delle selve avtorja Publia Papinia Stazia ter Idyllen in Tod Abels züriškega pesnika Salomona Gessnerja iz 18. stoletja in celo vrsto religioznih besedil. Nikoli ni bil objavljen niti prevod Petrarcove pesnitve Africa, ki mu je Rota namenil zelo veliko časa, zanesljivo več kot četrt stoletja. Aprila 1884 je Carlo Combi grofu predlagal, naj omenjeni prevod, ki je bil že skoraj zaključen, izroči promocijskemu odboru društva Società istriana di archeologia e storia patria[19]. V resnici je grof delo prevajal še kar nekaj časa in končno različico zaključil šele leta 1909. Na naslovnico[20] je takrat zapisal: “To je zadnji prepis in edina različica, ki naj jo natisne kdor jo bo podedoval”. Naj dodamo, da je grofa zanimala tudi glasba, zato je bilo cenjeno tudi njegovo udejstvovanje na tem področju.

Stefano Rota je bil dejaven še na drugih področjih. Bil je komornik kolegijske cerkve (Collegiata di San Giorgio), član direkcije Direzione della Casa di ricovero in komisije Commissione di Beneficienza (1862), član komisije Commissione per il riordinamento e completamento del cimitero (1862) in član odbora Comitato per la sorveglianza del camposanto. Ob napovedi izgradnje Gledališča “Giuseppe Tartini” je Občini Piran namenil posojilo v višini dva tisoč kron (20-odstotni delež)[21].

V začetku 20. stoletja je mladi zgodovinar Camillo de Franceschi, ki je do takrat napisal že številne ugledne strokovne članke o zgodovini srednjeveške Istre (npr. o gradovih iz doline Raše, o Občini Pulj, o gospodi iz Castropole) in nekaj let kasneje tudi zbral, uredil in objavil obsežni del piranske srednjeveške dokumentacije (Chartularium piranense), nagovoril starega erudita. Poudaril je, da je bilo njegovo “[…] delo dolgo in naporno, opravljeno z veliko ljubezni, bistroumnosti in požrtvovalnosti (v času, ko so bili skoraj vsi arhivi naše province prepuščeni nemilosti in neredu). Za opravljeno delo ste si prislužili iskreno priznanje domovine in vsi, ki se posvečajo študiju zgodovine, vam morajo biti neznansko hvaležni”[22].

[1] Za podrobnosti glej študijo M. Paoletić, La presenza dei conti Rota a Pirano e le loro abitazioni in città, v “il Trillo”, št. 25, Pirano 2016, str. 16-19.

[2] M. Bonifacio, Cognomi del comune di Pirano e dell’Istria (III), Pirano 2000, str. 232, 236-237, 266; Zasebni arhiv Rota-Benedetti (=ZARB), šk. 9, Lettere, fasc. 5, Lettere indirizzate a Stefano Rota, figlio di Alessandro e Teresa Michieli, nekrologi.

[3] Informacije pridobljene prav tukaj, str. 226-228, 230-233; S. R[ota], Notizie storiche sui tre casati di Momiano (nadaljevanje in zaključek), v “Archeografo Triestino”, n.s., knj. XIII, Trieste 1887, str. 263, 266-269.

[4] V zasebnem arhivu so shranjena koprska šolska spričevala (1838-1841), vendar ni zaslediti podatkov o visokošolskem izobraževanju na kateri izmed univerz, ZARB, šk. 6, Membri della famiglia Rota e amministrazione delle proprietà (documenti ottocenteschi), fasc. 5, Stefano Rota, figlio di Alessandro e Teresa Michieli. Raziskave, ki smo jih opravili v Arhivu Univerze v Padovi, niso ponudile nikakršnih indicev. Na Univerzo v Padovi smo se osredotočili, saj so se mladi iz Istre vse do tretje vojne za neodvisnost Italije (1866) najraje odločali zanjo. Omeniti pa moramo, da so obstajale tudi izjeme: Carlo De Franceschi, na primer, je leta 1832 diplomiral iz prava na Univerzi v Gradcu. Raziskave še potekajo, vendar nismo prepričani, da bodo obrodile sadove. Pomanjkanje vsakršnih dokazov o grofovem univerzitetnem izobraževanju v njegovem arhivu in pomanjkanje diplome, nakazujejo, da grof ni obiskoval univerze kljub obširnemu znanju in dobri izobrazbi. Sklepamo, da to ni kontradiktorno, saj ker v prvi polovici 19. stoletja ni bilo neobičajno študirati pod vodstvom zasebnega učitelja. Iz ohranjenih gradiv izhaja, da je mladi Rota leta 1842 obiskoval v Kopru zasebna predavanja profesorja humanistike Giuseppa Pohluske. Tomaso Luciani, še en istrski erudit, tudi ni obiskoval univerze, temveč se je osem let izobraževal pod vodstvom Antonia Marie Lorenzinija. Za tem se je tudi samostojno izobraževal in “se sam poglabljal v klasične jezike, zgodovinske in arheološke študije ter se ob tem soočal z velikimi težavami zaradi pomanjkanja literature in didaktičnih sredstev, kar je značilno za manjša središča”, M. Curellich, La vita e l’opera di Tommaso Luciani, v “Pagine Istriane” (= PI), s. II, zv. I-II, Capodistria 1923, str. 8.

[5] Il bibliotecario del Comune di Pirano ci scrive, v “La Provincia dell’Istria” (= La Provincia), Capodistria 16. januar 1873, str. 1148.

[6] ZARB, šk. 9, fasc. 5, pismo z dne 27. septembra 1870.

[7] L. Morteani, Notizie storiche della città di Pirano, Trieste 1886, uvodnik.

[8] A. Benedetti, Ricordo del conte Stefano Rota, v “PI”, s. IV, št. 40, Trieste 1977, str. 21.

[9] Arhiv je pred kratkim skrbno uredila Marina Paoletić, za dodatne podrobnosti in za vsebino arhiva glej njeno delo L’archivio privato Rota-Benedetti. Descrizione e inventariazione, v “Atti del Centro di ricerche storiche di Rovigno”, knj. XLV, Rovinj 2015, str. 393-459. Prvi opis, z navedbo najpomembnejše dokumentacije, je pripravil M. Budicin, L’archivio Benedetti, prav tam, knj. XX, Trieste-Rovigno 1989-1990, str. 229-241.

[10] Pokrajinski arhiv Koper (= PAK), Enota Piran (= EP), Občina Piran, šk. 160, Občinski akti 1885, št. 322.

[11] Pismo je reproducirano v P. Kandler, Pirano, uvod D. de Castro, II. edicija, Trieste 1995 (I. edicija Parenzo 1879), str. 62. Tržaški erudit je bil prvi, ki se je zanimal za piranska gradiva. Mestni očetje so mu zato leta 1851 podelili naslov častnega občana. Za podrobnosti glej K. Knez, Pietro Kandler, Stefano Rota e le “patrie memorie” piranesi, v L’Istria e Pietro Kandler: storico, archeologo, erudito, uredila R. Cigui in K. Knez, “Acta historica adriatica”, knj. II, Pirano 2008, str. 125-146.

[12] Biblioteca Civica “Attilio Hortis”, Trst, Archivio Diplomatico, 21.D.6./2.74, Pietro Kandler, lettere ricevute, fasc. Stefano Rota, pismo z dne 14. januarja 1859.

[13] K. Knez, La Biblioteca Civica di Pirano (1855-1956). Tra passione per la cultura e patriottismo, v “Quaderni Giuliani di Storia”, l. XXX, št. 1, Trieste 2009, str. 141-142, 154-155.

[14] Ringraziamento, v “La Provincia”, 1. april 1876, str. 1819. Rota je zahvalo podpisal kot “Občinski knjižničar”.

[15] PAK, EP, Zapisniki občinskih sej, Protocollo delle sedute dal 13 novembre 1886 al 23 dicembre 1893, Protocollo verbale della pubblica seduta del 1 aprile 1887.

[16] Il III Congresso della Società istriana di archeologia e storia patria, v “Atti e Memorie della Società istriana di archeologia e storia patria” (= AMSI), knj. III, Parenzo 1887, str. 421.

[17] ZARB, šk. 9, fasc. 5, pismo z dne 15. januarja 1896.

[18] Pomorski muzej “Sergej Mašera”, Piran, ms. B. Tamaro, Notizie patrie, libro primo, f. 60.

[19] Epistolario di Carlo Combi, ki ga je zbral in uredil G. Quarantotti ter mu dodal dodatek, v “AMSI”, knj. LIX-LX, Venezia 1960, str. 390.

[20] Biblioteca Civica “Attilio Hortis”, Raccolta petrarchesca, ms. 16.

[21] ZARB, šk. 9, fasc. 5, Lettere riguardanti incarichi pubblici.

[22] Prav tam, pismo z dne 17. decembra 1903.

(napisal Kristjan Knez)

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